Imprese: ultimo colpo di grazia dalla Tasi

TasiSi parla spesso citando la Tasi delle abitazioni principali, ma le delibere locali mostrano delle scelte preoccupanti anche per immobili d’impresa, quali capannoni, uffici, alberghi e centri commerciali, che subiranno nei prossimi mesi gli effetti del nuovo tributo. 

Il tributo per gli immobili strumentali è previsto in 4.278 Comuni, cioè nel 53% del totale, facendo salire del 9% la pressione fiscale sugli stessi

Per gli immobili «produttivi», dai capannoni agli alberghi, dagli uffici ai negozi, la somma con l'Imu potrà arrivare all'11,4 per mille. 
A dicembre 2013, la legge di stabilità 2014 aveva previsto che Tasi più Imu non potessero superare lo 10,6 per mille, pari all'aliquota massima dell'Imu, ma con il correttivo apportate in sede di conversione, questo confine si è spostato ancora più in alto. 
In pratica, per gli immobili diversi dall'abitazione principale il peso delle tasse locali potrà crescere ancora anche nelle tante città dove l'Imu era già stata spinta al massimo del 10,6 per mille. 
Si prenda come esempio un capannone-tipo, da un milione di euro di valore imponibile: 
- per l'Ici, prima dei nuovi moltiplicatori introdotti nel 2011, questo capannone valeva meno di 750.000 euro, e produceva un'imposta che con l'aliquota massima non poteva superare i 5.135 euro; 
- con l'Imu il suo valore è cresciuto per legge due volte, nel 2012 e nel 2013, e nonostante una mini-deducibilità dall'Ires introdotta dall'ultima legge di stabilità l'Imu 2013 ha potuto volare fino a 9.725,5 euro, cioè l'89% in più rispetto alla vecchia Ici; 
- nel 2014 la condizione peggiora ancora, perché la deducibilità scende dal 30 al 20%, e l'aliquota massima (Imu + Tasi) cresce dal 10,6 all'11,4 per mille. 
Risultato: il conto può arrivare a 10.817 euro, l'11,2% sopra il massimo dell'Imu 2013 e il 122% oltre il tetto dell'Ici nel 2011. 
Una situazione analoga a quella dei capannoni si ripresenta infatti per gli alberghi, i centri commerciali e i negozi posseduti da chi li utilizza per l'attività

La Tasi gonfia, dunque, ancora una volta il peso del fisco immobiliare sulle imprese e annulla gli effetti della "mini-deducibilità" Imu introdotta dalla Legge di stabilità 2013
La traduzione pratica di queste regole in F24 di pagamento dipende dalle scelte dei singoli Comuni. 
Gli incrementi di quest'anno 2014, secondo fonti della stampa specializzata, mostrano come nei Comuni in cui la Tasi si applica anche agli immobili strumentali, oscillano tra il 9 e l'11,5%, ma rispetto ai tempi dell'Ici le imposte si sono impennate, dall'80% registrato in tante città fino al 170% di Milano, dove la vecchia imposta comunale sugli immobili era più bassa della media. 

Secondo il Caf Acli sono 3.649 i Comuni che hanno deliberato aliquote per tali immobili. L'elenco, però, cresce ancora, a causa dei 652 Comuni, soprattutto medio-piccoli, che non hanno pubblicato delibere entro il 18 settembre 2014. 
In questi casi, scatta per tutti l'aliquota all'1 per mille, che si aggiunge alle normali richieste avanzate dall'Imu; le uniche eccezioni arrivano quando il Comune ha già stabilito il massimo per l'imposta municipale, azzerando di fatto la Tasi.

Due deducibilità diverse - Sul carico tributario incide anche la deducibilità dal reddito d'impresa dei tributi locali. 
Per l'Imu di competenza, pagata, la deducibilità è parziale (20% dal 2014, 30% nel 2013), mentre nella Tasi è totale, sempre se pagata, nel senso che l'intero tributo viene dedotto dall'imponibile Ires. 
Ora va detto che tale effetto si annienta nel caso di imprese in perdita (non è facile trovarne) e di imprese che non l’hanno nemmeno pagata per mancanza di fondi (anche questo è molto probabile che avvenga).

 

Fonte: www.fiscal-focus.info

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